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Nipresa random




I libri di Aprile
giovedì, 08 maggio 2008

Come ogni mese, ecco le micro-recensioni dei libri letti il mese scorso. Evidenziato, quello più consigliato.

Starhip Troopers – Robert A. Heinlein (Mondadori)
Heinlein, uno dei più importanti scrittori di fantascienza di sempre (e anche a prescindere dal genere ha due o tre cosette da insegnare a chiunque) è uno tosto, uno di quelli difficilmente inquadrabili, con le idee chiare e una forza polemica nell’esporle da levare il fiato. Starship Troopers (che ha ispirato l’omonimo divertente film) è forse il suo romanzo più discusso: nelle sue pagine si espone, in sostanza, la teoria che la vita militare può essere un modo (l’unico?) per formare cittadini consapevoli e responsabili, gli unici degni di esercitare il diritto di voto in quanto abituati a ragionare in termini del bene non individuale ma collettivo. Una posizione che ha, negli anni, suscitato un mare di polemiche. In effetti, il tema è controverso, ma Heinlein è sicuramente un teorico molto più fine di quanto non vogliano far credere coloro che, sbrigativamente, lo bollano come “fascista” e ascoltare la sua voce (incarnata in diversi dei personaggi del libro) esporre le sue teorie sulla filosofia morale, sui sistemi politici e altro è sempre interessante e stimolante. Dal punto di vista narrativo, il difetto del libro è l’assoluta piattezza del protagonista, la cui maturazione alla fine della storia è tutto sommato difficilmente intuibile (insomma, ti devi fidare del fatto che lui dice di essere un uomo diverso), oltre al fatto che, nonostante tutto, di azione ce n’è ben poca e che siamo davanti a qualcosa che assomiglia più a una lunga raccolta di dialoghi filosofici e divagazioni teoriche che non a un romanzo. Nonostante questo, però, il giudizio è più che positivo.

Il tulipano nero – Alexandre Dumas (Sellerio)
L’ho comprato senza nemmeno leggere la quarta, pensando che “tulipano nero + Dumas” mi desse la garanzia che si trattasse del romanzo che aveva ispirato l’omonima serie di cartoni giapponesi. Sbagliato, perché in realtà è un romanzo ambientato nell’Olanda del XVII secolo che ha come protagonista un giovane botanico che è riuscito a dare vita al rarissimo tulipano nero, ma che viene imprigionato ingiustamente per il suo presunto coinvolgimento in un complotto politico. Nonostante questo e nonostante le macchinazioni del suo rivale riuscirà, grazie all’aiuto della bella figlia del carceriere a far valere i propri diritti e tutti vivranno felici e contenti. Strano a dirsi, è un romanzo piuttosto divertente, se letto nella giusta ottica, che rende abbastanza credibile e interessante una vicenda che in teoria non lo è. In più, il capitolo iniziale che descrive un linciaggio è potentissimo. Però, se era quell’altro Tulipano Nero, ero più contento.

Il campo del vasaio – Andrea Camilleri (Sellerio)

Finalmente un Montalbano meno scialbo delle ultime uscite, anzi decisamente divertente. Questa volta Camilleri ritrova il ritmo, ritrova i personaggi e, finalmente, ritrova una storia. Molto interessante il fatto che il deus ex machina della vicenda sia un libro dello stesso Camilleri, letto da Montalbano in una sera d’insonnia e che gli dà lo spunto corretto per risolvere l’indagine. Un piccolo gioco meta-testuale che dimostra come si possa reagire, da autori, al logorio del personaggio seriale e della sceneggiatura del genere divertendosi, scoperchiando il meccanismo. Interessante il paragrafo sul significato di diversi tipi di esecuzione mafiosa, con la corrispondenza tra la modalità dell’assassinio e l’infrazione che questa punisce.

Incubi per re John – Pierfrancesco Prosperi (Urania Mondadori)
In realtà raccoglie due romanzi: il primo è un complicato gioco fantascientifico a base di paradossi temporali che ha al centro della trama l’assassinio di JFK. Risale al 1973 e si apre con quelle che potremmo definire le “regole del gioco”: un elenco delle linee temporali presenti nel romanzo, con l’indicazione di quali personaggi appartengono all’una o all’altra. Un po’ incasinato, ma significativo come testimonianza di una certa idea di fantascienza come “gioco per iniziati”. Il secondo romanzo, “Incubo privato”, è più prettamente cronico (e anche molto più fantasy che fantascientifico): un impiegato del catasto di Firenze, dopo essere stato a vedere il Palio di Siena si trova sbalzato in una Toscana di oggi che è di fatto uno stato indipendente dall’Italia, nella quale sono tornate in vita istituzioni come le Corporazioni, i duelli e via discorrendo. Un po’ alla Heinlein, Prosperi lascia intravedere come in realtà la Toscana dei Comuni non fosse, nonostante le apparenze, così diversa dall’Italia di oggi: privilegi in base all’appartenenza a determinate “caste”, violenze legate a fatti sportivi, intrecci tra politica e criminalità… poi il tutto si perde in una spiegazione abbastanza risibile, però. Divertente libro, nel complesso, ma niente di imperdibile.

Che fine ha fatto Mr. Y – Scarlett Thomas (Newton & Compton)
Per molti versi assomiglia a “Le memorie dello squalo” (con il quale condivide anche l’editore originale, Canongate), ma spinge molto più sul pedale della teoria del linguaggio e della fisica e si sviluppa senza i giochi tipografici dell’altro romanzo. È la storia di una giovane ricercatrice di letteratura che si imbatte in un libro che contiene la formula per accedere alla “troposfera”, cioè la rete che connette tra di loro le coscienze degli individui. Di qui seguirà uno sviluppo un po’ convenzionale da thriller, fino a un finale che non è poi così sorprendente come vorrebbe essere. Il grande entusiasmo degli strilli di copertina (Coupland e Coe, per altro) non è poi così giustificato dal libro. Che non è brutto, ma. Tra l’altro, non capisco perché truccarlo da fantasy per ragazzi. Mah.

Le notti di Salem – Stephen King (Sperling & Kupfer)
La prima volta che lo lessi, circa 15 anni fa, ricordo che lo trovai meraviglioso. Oggi, mi è sembrato un po’ prolisso e fuori fuoco. Ci sono dei passi molto belli, ma alla lunga il romanzo è troppo sfilacciato e la sospensione dell’incredulità a un certo punto si blocca. Sullo stesso tema, King farà molto meglio anni dopo con “Cose Preziose”. Edizione mass-market della riedizione “illustrata” (cinque-sei foto in b/n) di un paio di anni fa, che comprende anche una sezione di scene tagliate (mah) e i racconti di “A volte ritornano” collegati a Salem.

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giovedì, 08 maggio 2008

(questo post va in onda senza titolo per fatali incomprensioni tra l'Internet Explorer 5 che sono costretto a usare in redazione e l'editor di splinder)

Affascinante. L'avvocato difensore di tre dei cinque giovani assassini di Verona spera che dall'autopsia emerga che la vittima soffriva di patologie che possono averne favorito la morte. Perché, si sa un ematoma cerebrale è una cosa da finocchi con il codino.
"Ma che cosa è la destra?" chiedeva quel tale. Facile, la destra è dire: non è colpa nostra, era lui che era più debole.

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Un deserto che conosco
domenica, 04 maggio 2008



Leggevo sul sito di Repubblica alcune delle imprese di cui sarebbero responsabili i fascisti (piantiamola di dire neo-nazisti, che sembra parliamo di alieni. Fascisti, sono. L'abbiamo inventato noi, il format, prendiamoci le responsabilità) che hanno ammazzato, salvo improbabili miracoli, un ragazzo a Verona perché si è rifiutato di offrire una sigaretta.
Mi colpisce molto il fatto che alcuni di loro avrebbero menato un tizio perché stava seduto in una piazza del centro e rovinava l'immagine della città. L'episodio è di fine 2006; pochi mesi dopo verrà eletto sindaco Flavio Tosi (già condannato per istigazione al razzismo), la cui giunta ha vietato il consumo di cibo da asporto nei pressi dei monumenti cittadini.
E a proposito di cibo da asporto, ci sarebbe da mettere nel conto pure l'aggressione a un venditore di kebab e ai suoi clienti. A leggere i giornali locali di diverse città, sembra che l'aumento di locali che vendono kebab sia una delle grandi piaghe del mondo moderno.
Insomma, c'è una discreta convergenza tra gli ideali di ordine e disciplina di questi sub-umani con il cranio rasato e la lotta al "degrado" portata avanti da giunte di destra e di sinistra.
"Degrado" che spesso non è altro che il normale uso di una città.
Le città, ci piaccia o no, sono sempre stati dei luoghi sporchi, incasinati, pieni di gente rumorosa, maleducata e che se ne frega. I centri storici soprattutto. Pensare di trasformare tutto in dei set cinematografici, asettici e deserti, è nel migliore dei casi un'ingenuità. Chiaro che ci debbano essere dei limiti, ma se delle persone in primavera si siedono per terra in una piazza a bere una birra e parlare non è degrado. E' socialità. Se poi questo si trasforma in casino indiscriminato, è un altro conto.
Le panchine sono fatte per sedersi. I parchi per sdraiarsi, prendere il sole, fare un pic-nic se c'è bel tempo e non hai da lavorare.
L'isteria sul degrado, sulla presenza di stranieri che porta automaticamente criminalità, portano a una curiosa distorsione nella percezione del problema della sicurezza: bande di criminali che si arrogano il diritto di ronda e di protezione del territorio non vengono vissute come una minaccia alla sicurezza (perché sa il cazzo quando magari tocca a te, fare qualcosa che non va bene a questi pretoriani). Il rumeno che nel suo giorno di riposo beve una birra al parco con gli amici, invece sì.

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Un altro primo maggio è possibile
venerdì, 02 maggio 2008

Raccolgo a tradimento l'invito dell'Idiotaignorante e stilo un trittico di bands che sarebbe bello vedere in un concerto del primo maggio come si deve (con tutto che ieri sera poteva andare anche peggio, un "grazie" alla città di Bologna che ha ospitato i Modena City Ramblers impedendo loro di esibirsi a piazza San Giovanni, ma anche un vaffanculo ai fonici che equalizzano tutto come fosse Sanremo, con la voce altissima e gli strumenti dietro).

Comunque.
Partiamo con i Rammstein, che in questo brano, Sonne, ci illustrano gli abusi dei padroni sui loro dipendenti (sul serio, non sto scherzando):

Passiamo poi ai loro cugini maggiori, gli ottimi Samael, impegnati con On Earth a lanciare un messaggio di fratellanza universale (sul serio, non sto scherzando):

E finiamo con i Turbonegro, che coverizzando David Bowie ci ricordano le battaglie per il voto alle donne, in Suffragette City:

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I cazzi degli altri
giovedì, 01 maggio 2008



Per prima cosa, ringrazio l'Internet Explorer 5 di cui sono dotato in redazione per avermi impedito, ieri, di accedere al sito del Ministero delle Finanze. E' bellissimo quando la tecnologia ci viene in aiuto, evitandoci gesti di cui poi ci vergogneremmo un po'.
Ciò detto, le dichiarazioni dei redditi sono pubbliche da qualche anno. Solo che per averle ti devi recare in un ufficio apposta, compliare moduli, eccetera. Il che è tutto sommato giusto. Se ti vuoi fare i cazzi degli altri, un minimo di sbattimento mi pare giusto.
Se invece basta "cliccare su internet" (ah, le formule giornalistiche che non vogliono dire un cazzo) il passo dalla trasparenza al buco della serratura è piuttosto breve. E non tanto per i personaggi pubblici (che Benetton dichiari un terzo di Grillo mi puzza, per dire), quanto per l'uso "privato" che se ne può fare.
A Repubblica, per dire, sono andati a controllare quanto dichiara Olindo Romano. Perché? Mah. Boh. Tanto al momento deve avere altre preoccupazioni che la sua privacy.
Le cronache raccontano di controlli su capiufficio, colleghi, vicini, amici, conoscenti. Quello che, più o meno, avrei fatto pure io, del resto.
Grandi passi avanti per la democrazia, la trasparenza e il vivere sociale.
Poi, su tutto, spicca la faciloneria e l'incoscienza di mettere online tutti questi dati senza consultare prima il garante della privacy, concludendo così la propria esperienza di governo con una disastrosa marcia indietro e accuse di ogni tipo.

a.

ps: la vignetta è di Makkox, ovviamente.

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